La favola di Maradona
La sua storia a puntate – 63
di Mimmo Carratelli
Ci sono centomila dollari in palio, Diego, se fai vincere un trofeo al Napoli. Te li ha promessi Ferlaino. La Coppa Uefa è andata, azzurri crivellati dai gol del Werder Brema. Restano pur sempre due obiettivi: campionato e Coppa Italia.

Anno nuovo, tormenti vecchi. Il 1990 si apre con una vittoria, il giorno dopo la Befana. Un gol all’Ascoli, colpo di testa di Carnevale, e via. Giuliani torna tra i pali, la partita non piace, piovono fischi al “San Paolo”. Non è un bel clima, pibe. Il pubblico fiuta disagi di spogliatoio. Carnevale ha il broncio, De Napoli si lamenta per il ginocchio, Careca non sta bene, Corradini è stufo di stare in panchina.

E tu che cosa combini? Non ti presenti in ritiro e, due giorni dopo, salti la partita di Coppa col Bologna. Per fortuna, la squadra-champagne di Gigi Maifredi ci regala il passaggio del turno.

In campionato andiamo a Udine senza Careca, Mauro numero 9. I friulani ci fanno secchi subito con un gol di De Vitis. Si fa male Renica, tu non hai molta voglia ed è una partita persa a quattro minuti dalla fine quando l’Udinese raddoppia.

Andiamo in tilt, ma il campione che è in te si risveglia, l’orgoglio è ferito e ti senti anche in colpa. Bigon ha mandato in campo Zola tirando fuori il difensore Baroni. Prendi in pugno la partita, lo straccio di partita che rimane, quattro minuti di gioco. Che cosa mai può succedere? Succede quello che sai fare, pibe.

Succede che giochi una strepitosa partita di quattro minuti. Guadagni e segni un rigore e, al 90’, acciuffiamo il pareggio con Corradini. Incredibile. E’ un miracolo, san Diego. Ma ti piovono addosso critiche esasperate e diventi furioso. Stavamo per mollare il primo posto in classifica, ma l’Inter è ancora dietro di un punto, di due il Milan di Sacchi che sta vincendo una partita dietro l’altra, la Juve a 5 punti.

Si prospettano due partite consecutive in casa per volare. Di riffa e di raffa si vince, senza Careca. Battiamo il Cesena con un golletto di Crippa. Il Verona ci spiana la strada con un autogol, poi lo stendi definitivamente (complimenti, Diego, sei all’ottavo gol, quattro su rigore). Abbiamo il Milan e l’Inter alle costole, due soli punti lontano.

Non è una stagione tranquilla. Il ribelle che sei non si placa. Ti alleni poco e, per la partita a Perugia in Coppa Italia, parti da solo, in Ferrari. Ma ti fai perdonare sul campo con un gran gol nella sfida con Baggio e la Fiorentina. Tiriamo fuori un pareggio che ci proietta in semifinale. Non ti fai perdonare il giorno dopo quando sbotti: “Parlerò con Ferlaino. Vedrò se ha voglia di rescindere il contratto. Sembro la causa di tutti i mali del Napoli. Sono stanco di stancare”. Si mette di nuovo male.

Per fortuna, con un gol di Fusi, passiamo a Firenze (bis in campionato con i viola dopo il match di Coppa). Non stai neanche bene e viaggi ancora in Ferrari, da Perugia a Firenze, arrivando quando vuoi. Lasci il campo a Zola a sette minuti dalla fine. E’ una vittoria preziosa. Non vincevamo in trasferta da cinque mesi. L’assenza di Careca si fa sentire. Teniamo a bada il Milan a 2 punti, l’Inter si allontana a 4, la Juve è persa a 6 punti.

Si intromette il Cavaliere a sostenere l’inseguimento del Milan. Berlusconi arriccia il naso e la bocca. Provoca. Dice che il Napoli gioca male. Bravo Diego, lo metti a posto: “Lui dice che giochiamo male? La verità del calcio non fa parte delle sue proprietà. Faremo i conti a maggio”.

E, tanto per chiarire, scodelli il tuo sinistro brillante contro la Cremonese che non ha scampo a Fuorigrotta. Apre la strada Alemao, poi il tuo arto d’arte mancina strega i lombardi e beffa Rampulla. Due gol. Così ti vogliamo, pibe. Si allontana l’Inter (5 punti) e vola via la Juve (7 punti). Ma il Milan ci è addosso (due punti). Viene avanti con lo slancio di sette vittorie consecutive, sta caricando come un toro.

E, domenica 11 febbraio 1990, scocca l’ora X. C’è Milan-Napoli a “San Siro”. Suonano le trombe del giudizio. Il recupero di Careca è un problema, forse il brasiliano andrà solo in panchina. De Napoli è fuori e il broncio con la società continua. Andiamo incontro alla corazzata rossonera.

Maldini, Franco Baresi, Donadoni, Rijkaard, Van Basten, Ancelotti, Massaro col pepe di Arrigo Sacchi, martellante e ossessivo. Che fa il placido Bigon?

Siamo nelle tue mani e nei tuoi piedi, Dieguito.

Continua

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7/1/2005