La favola di Maradona
La sua storia a puntate – 45
di Mimmo Carratelli
Te ne freghi di tutto e di tutti. Senti il mondo che ti bracca e ti difendi con orgoglio e insolenza. Sei il più grande, Diego, che cosa vogliono da te?

Adesso c’è questo addio di Platini al calcio, maggio 1988, una gran festa organizzata a Nancy, il paese dove il francese nipote di nonni italiani ha cominciato a giocare.

Le Roi. Un tipo così diverso da te, per giunta “numero 10” con la grande mamma Juve. Alterigia francese e aristocrazia piemontese. Il nord del mondo così sicuro e vincente. Lui così educato, ma anche ipocrita, guardingo, solitario. Tu un monello, la verità istintiva sulla lingua, il clan dei tuoi amici.

Non l’hai mai sopportato Le Roi, uno che non s’è mai dannato in campo, schierato coi più forti, algido, con un cuore di cristallo, splendente ma duro. Uno che s’allenava a battere i calci di punizione impeccabili con una barriera di sagome di legno. Tu non ne avevi bisogno. Lui aveva uno scudiero, Boniek. Tu eri re e scudiero nel Napoli.

Col Napoli contro la sua Juve ci hai giocato sei volte: tre volte l’hai battuto, due avete pareggiato, una volta ha vinto il francese. Le Roi non ha avuto vita facile con te, pibe. Un gol a testa nei confronti diretti. L’uragano azzurro sulla Juve, in casa e fuori, l’anno dello scudetto del Napoli. Le Roi è rimasto a guardare.

In cinque anni in Italia, Michel ha segnato 68 gol. Tu, pibe, ne hai messo a segno 40 in questi quattro anni. Lui, nella grande casa di Agnelli, ha vinto due scudetti, la Coppa dei campioni il giorno della tragedia di Bruxelles, una Coppa delle coppe, una Coppa Italia. Facile giocando nella Juve forte e prepotente. Curiosa coincidenza: la Juve di Platini ha vinto la Coppa intercontinentale a Tokyo contro il tuo Argentinos Juniors. L’ha vinta ai rigori dopo il 2-2 al termine dei supplementari.

Sei a Parigi e devi andare a Nancy. Le Roi fa il grande e ti mette a disposizione un jet privato. Te ne infischi. Resti a spassartela al “Lido” con Claudia e quattro amici. Un fascio di luce ti inquadra in continuazione abbandonando le ballerine al loro destino danzante.

Fai tardi. Il giorno dopo il jet di Michel parte presto. Tu hai sonno. Vai a Nancy per conto tuo, noleggiando un’auto. Arrivi all’ultimo momento nel capoluogo della Lorena. C’è un bel po’ di assi del pallone: Pelè, Giresse, Matthaeus, Tresor, Zico. Si spostano con le fiammanti “Croma” messe a disposizione dalla Fiat. Vanno a cena al “Capucin” il migliore ristorante di Nancy, uno dei migliori di Francia. Te ne freghi.

All’Hotel della Regina pretendi quattro camere per te e i suoi amici. La squadra del Resto del mondo è già in pullman per andare allo stadio. Fai sapere che aspettino mezz’ora. Sei un inguaribile monello. Ma sei la “stella”, sei Diego Armando Maradona. E quando appari allo stadio di Nancy, e sullo schermo gigante, è un’ovazione. Trentottomila francesi ti applaudono. Le Roi si prende la rivincita. Ora è lui che si fa aspettare e compare in campo dieci minuti dopo di te.

La partita fra il Resto del mondo e la Francia finisce 2-2. Nessuno di voi due va in gol, ma tu dispensi un po’ delle tue prodezze inimitabili. Sorridi al pubblico. Le Roi è glaciale come sempre. Se ne va due minuti prima della fine lasciando il posto a suo figlio Laurent, nove anni. Forse, vedendo il bambino di Michel, è l’unica volta che lo invidi. Lasci che Le Roi faccia il giro del campo per il saluto della folla.

Platini lascia il calcio senza alcuna emozione. A 33 anni potrebbe giocare ancora, ma dice che si annoia, che il pallone è diventato un gioco violento e non gli piace più. Ha messo su pancetta. Tu continuerai, pibe, fra mille sofferenze e molte ingiustizie. Perché tu sei un uomo del sud, bugiardo, istintivo e passionale. L’altro è un grande campione di cristallo. Manda luce fredda, forse non s’è mai divertito a giocare a pallone. E’ un borghese grande, grande. Tu sei il nostro lazzarone splendido. E il mondo non lo sopporta.

Continua

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22/10/2004