La favola di Maradona
La sua storia a puntate – 43
di Mimmo Carratelli
Abbiamo mille pensieri, Diego. Uno scudetto perso ci può anche stare. Ma questo del 1987-88 è il miglior Napoli dei tuoi tempi con quattro lunghezze di vantaggio sul Milan a cinque giornate dalla fine del campionato quando una vittoria vale ancora due punti. Cinque partite finali, un punto. E che sarà stato mai? Non ce ne facciamo una ragione.

E’ vero che, alla fine, anche per il Milan galattico di Sacchi saranno più gli scudetti persi che quelli vinti, appena uno in quattro anni con lo spiritato Arrigo. Gli abbiamo regalato la gloria al Milan dei tre olandesi. Sullo scudetto conquistato a Napoli costruirà una leggenda giocando nove partite all’anno, il percorso breve della Coppa dei campioni.

Sai, Diego, come vanno le cose quando si perde, e nel modo come è successo. Quattro azzurri hanno chiesto la testa di Bianchi. Non è la soluzione. Nascono sospetti, le malelingue sparlano. Hai detto che non ce la facevate più. E’ la spiegazione più semplice e, forse, la più veritiera. Ma il rospo è difficile da digerire. E ci tormentano i dubbi sulle due ultime partite che non hai giocato quando, con un po’ di coraggio e di fantasia, potevamo ancora sperare.

Sappiamo che fai continue infiltrazioni per il mal di schiena che non ti abbandona. Ma ti sei anche sprecato in giro per il mondo. Ti alleni pochi giorni alla settimana. Bianchi è venuto a casa tua. Quando se ne è andato, hai detto: “Lo detesto”. L’Orso fa il duro, ma che cos’altro dovrebbe fare? Tu dici: “Lo sa che la mattina mi piace dormire, non può obbligarmi ad andare al campo quando voglio riposare.”

Okay, pibe. Tu sei speciale. Tu sei straordinario. Tu sei un artista. Ma stai diventando un artista maledetto. Discettiamo stupidamente di geni maledetti. Caravaggio, diciamo. Un genio e una leggenda nera. Ma Caravaggio dipingeva, non doveva correre su un campo di calcio. Tu non è che devi correre, ci mancherebbe altro. Anche Platini non correva. Ma, insomma, un atleta non è un pittore. Gli serve il fisico, via.

Tu hai riguardo del tuo fisico? Ce lo chiediamo tra noi. Nessuno lo chiede a te. E tu dovresti dare la risposta. Ma hai una personalità che schiaccia tutti e nessuno osa chiederti niente. A Ferlaino va bene così finché vince e c’è la fila ai botteghini dello stadio. Moggi si tiene sulle sue, fa l’amicone, fuma il sigaro e assicura che tutto va bene. Fernando Signorini è l’uomo che potrebbe aiutarti. Lo fa, tenta di farlo. Ti vuole bene, Fernando. Ma tu, quando non ti va, fai quello che vuoi. Non hai amici veri nel tuo clan. Tu pensi di non avere bisogno di nessuno. Sei un genio, ti basta scendere in campo.

Sarebbe così se non scambiassi la notte per il giorno. Perché, ormai, di questo si parla. Il vecchio clan di Jorge Cyterszpiller era un disastro. Quanti ne avevi attorno? L’hai cancellato solo quando ti sei accorto che in banca avevi uno scoperto di 50 milioni. Gli investimenti di Jorge erano stati un fallimento. E la “Maradona Production”, travolta dall’artigianato spontaneo e clandestino di Napoli, non fruttava niente e spendeva 40 milioni al mese solo di telefono. La megasede di via Manzoni era inutile. Gli artigiani dei vicoli napoletani producevano di tutto col tuo nome. Ricordo quello che dicevi: “Io vivo e devo lasciar vivere”. Sei stato sempre generoso e, quando il successo e il danaro ti hanno fatto grande, non hai mai dimenticato d’essere stato povero a Villa Fiorito.

Bene. Dal settembre del 1985 è arrivato Guillermo Coppola. Dici che gli sei riconoscente perché ti ha messo i conti a posto. Gli sponsor ti beffavano. Contratti d’oro mai rispettati sino in fondo. Contratti miliardari di cui ti pagavano la prima rata e poi nulla. Oppure come quella fabbrica di vassoi d’argento che ti dette un anticipo e poi pretese di pagarti il resto inondando la tua casa di vassoi. Coppola ha messo a posto tutto. La Puma paga. La Coca Cola paga. Gli altri o pagano subito o non c’è trattativa.

E’ bravo Coppola. Ma un altro clan ti circonda. Tuo cognato Gabriel Esposito, il marito di tua sorella Maria, è un sanguisuga e la notte ti trascina nei locali. Cominci a dire a Claudia: “Dormo fuori, questa sera non aspettarmi.” E’ stato Coppola a portare dalla Spagna Gabriel Esposito che faceva parte del tuo clan catalano. Coppola lo chiama “il morsa”. Non è stata una buona idea.

Ti stiamo perdendo, pibe?
14/10/2004