La favola di Maradona
La sua storia a puntate – 42
di Mimmo Carratelli
Il giocattolo si è rotto, fatale il sorpasso del Milan. Squadra a pezzi, discussioni interne. “Qualcuno vuole fare esperimenti”. E’ la voce dello spogliatoio che corre contro Bianchi. Pure, i rossoneri sono solo a un punto. E il calendario sembra ammiccare al Napoli nelle ultime due giornate del torneo ’87-‘88.

Nel duello a distanza coi rossoneri, alla penultima tappa il Milan ospita la Juve, lontana in classifica ma che è sempre un osso duro, il Napoli gioca a Firenze; all’ultimo giro, il Milan va a Como, il Napoli ospita la Sampdoria. E se arrivassimo almeno allo spareggio?

Niente da fare. Lo spogliatoio azzurro borbotta e si spacca. Sono in subbuglio i giocatori di cui si dice che verranno ceduti. E tu, Diego? Stai proprio così male da non scendere in campo a Firenze? Dolori e infiltrazioni, la tua stagione è stata logorante. Ma un ultimo sacrificio puoi farlo? Dici che non ti reggi in piedi.

A Firenze non ci sei. Bagni prende la tua maglia, Carnevale all’ala, Careca centravanti. C’è Eriksson sulla panchina della Fiorentina. Ci sono il triste Ramon Diaz e Robertino Baggio tra i viola. Si mette subito male col gol di Di Chiara (8’). Pareggia Ferrara (24’). E il Milan che cosa sta facendo? Zero a zero con la Juve. Bisogna vincere a Firenze per acciuffarlo.

Tutto crolla nella ripresa. Diaz va a segno due volte (13’ e 27’). Deve andare così. Inutile il gol di Renica al 90’. La sconfitta (2-3) ci allontana di due punti dal Milan (0-0 con la Juve). Ma il peggio deve ancora accadere.

Accade al mercoledì dopo Firenze. C’è movimento a Soccavo e tu non ci sei, Diego. Ci hai proprio abbandonati. Sei nel golfo sul tuo motoscafo, il “Dalmin”. E noi siamo in un mare di guai.

Garella esce dagli spogliatoi del Campo Paradiso e legge un comunicato sorprendente e tagliente. L’ha stilato con Giordano, Ferrario e Bagni. Dicono che ti hanno cercato per avere la tua solidarietà. Non ti hanno trovato. Eri per mare. Un giorno dirai: “L’idea del comunicato era giusta, il momento sbagliato. Le colpe non erano solo di Bianchi, ma anche di noi giocatori”.

La frase assassina del comunicato è questa: “Con l’allenatore non c’è mai stato un rapporto”. Una coltellata. Mi viene da ricordare una vecchia frase di Ciccio Romano: “Amiamo Bianchi, odiamo Bianchi, questo è il nostro segreto”. Non c’è più segreto, resta l’insofferenza per l’Orso Bianchi.

In pratica, i quattro ribelli, proprio quelli di cui si vocifera la cessione a fine campionato, chiedono il licenziamento dell’allenatore. Ferlaino fa muro. Non vuole mollare il tecnico. Si consulta, parla coi giocatori. Parla anche con te, Diego. Tu dici una sola cosa: vuoi andartene. Rimani.

La città è a rumore. In queste condizioni, lo scudetto viene considerato definitivamente perduto anche se c’è ancora un turno da giocare. Ma è il futuro della squadra che preoccupa. L’incantesimo è rotto, la squadra pure? Ferlaino decide per l’”epurazione” immediata dei quattro giocatori che hanno firmato il comunicato. Bianchi tace, ma è chiaro che vuole avere soddisfazione. E l’Ingegnere fa un ragionamento semplice: se molla l’allenatore sarà l’anarchia, non può darla vinta ai giocatori. Garella viene ceduto all’Udinese in B, Ferrario va alla Roma, Giordano all’Ascoli e Bagni all’Avellino in B.

C’è l’ultima partita da giocare, c’è la Sampdoria di Mancini e Vialli al “San Paolo”. Il Milan gioca a Como: hai visto mai? A Fuorigrotta, un uragano di fischi sommerge gli azzurri ed è un trionfo per Bianchi. I tifosi gridano: “Bianchi resta con noi”. Dove sei tu, Diego? Lontano dalla squadra. Un vuoto profondo.

Di Fusco gioca al posto di Garella, Carnevale al centro dell’attacco al posto di Giordano, Miano al posto di Bagni e Ciro Ferrara al posto di Ferrario con Filardi terzino destro. I quattro ribelli sono già fuori “rosa”.

Dopo due minuti il Milan è in vantaggio a Como (Virdis), ma dopo sette minuti al “San Paolo” segna Carnevale. Siamo sul filo della speranza minima.

Il Milan subisce il pareggio. E il Napoli che fa? Si fa rimontare cedendo ai gol di Pellegrini e Vialli. Perde la partita con la Samp (1-2) mentre il Milan tiene il pari a Como (1-1) e vince lo scudetto con tre punti di vantaggio. E’ proprio finita.

Qualcuno parla di totonero, di campionato “venduto”. Storie. Il Napoli è giunto stremato alla fine del torneo. Bagni stava male, De Napoli (sempre in campo) era distrutto, Romano coi postumi di uno strappo. E tu, Diego, malridotto, non c’eri più. Dimenticata la bella frase a metà torneo: “Siamo una macchina”. Ti resta la soddisfazione d’essere il capocannoniere del campionato con 15 gol. Parti per l’Argentina incazzato nero.

Come abbiamo potuto perdere lo scudetto col migliore attacco del campionato, 55 gol, i tuoi quindici, Careca tredici, Giordano otto? La verità è una sola, semplice e crudele. Il Napoli ha ceduto al Milan più fresco e dirompente nel finale di campionato, trionfante proprio al “San Paolo”. Amen.

Continua

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10/10/2004