La favola di Maradona
La sua storia a puntate – 40
di Mimmo Carratelli
Ti stai spendendo troppo, Diego. E’ dal Mondiale 1986 che non ti fermi. Giochi partite su partite. Non vuoi mancare quando gioca la nazionale argentina. Prima di tornare in Italia per il campionato 1987-88 hai giocato in condizioni assurde la Coppa America che si è disputata a Buenos Aires.

Ritiro a Ezeiza in un freddo bestiale, mentre da noi è estate. Sei a pezzi, tendinite agli adduttori, avresti bisogno di due settimane di riposo. Invece giochi contro il Perù (1-1) e prendi molti calci, tanto per cambiare. Giochi senza neanche allenarti. Queste cose le sapevamo poco in Italia, stavamo godendoci ancora lo scudetto. Contro l’Equador vittoria dell’Argentina (3-0), metti a segno una “doppietta” e stringi amicizia con Caniggia, un compagnone che ti diverte. L’avventura finisce in semifinale, l’Uruguay vi elimina (1-0). Intanto, ti sei buscata una brutta bronchite. C’è la finale per il terzo posto, una sfida che non ti è mai piaciuta, che senso ha il terzo posto? Però giochi e l’Argentina perde dalla Colombia (1-2). Stai male e sei frustrato. La Coppa America ti lascia un grande vuoto, dovevate onorare il titolo di campioni del mondo.

Allunghi le vacanze per riprenderti e ci siamo rivisti il 30 luglio a Madonna di Campiglio. Non ti sei risparmiata la strapazzata di Wembley (8 agosto), è cominciata la Coppa Italia (23 agosto). Giochi nove partite in un mese. Quando affronti la Coppa dei campioni sei l’ombra di te stesso. La Coppa se ne va col Real Madrid.

Per fortuna c’è il campionato condotto sempre in testa. Big-match il 13 dicembre al “San Paolo”. Schiacci la Juve (2-1) con un rigore dopo il gol di De Napoli e il pareggio di Cabrini. E torni a volare, andata e ritorno, destinazione Buenos Aires per un’amichevole al mercoledì contro la Germania (1-0, gol di Burruchaga, l’eroe-mundial). Torni sabato e scendi in campo domenica contro il Verona (4-1) segnando un gol.

Quanto può durare questo stress di pendolare transoceanico? Dice Bianchi: “Maradona ha contratti particolari con la società perché è un giocatore diverso dagli altri”. L’Orso bloccherebbe a terra tutti gli aerei del mondo. Giungono le vacanze di Natale e voli di nuovo a Buenos Aires. Facciamo il conto dei tuoi viaggi negli ultimi venti giorni: hai volato per 40mila chilometri, quattro volte ti sei imbambolato col fuso orario cambiando anche stagione di qua e di là dell’oceano.

Torni 24 ore prima di Milan-Napoli (3 gennaio 1988) ed è una batosta, 4-1 per i rossoneri. Azzurri inesistenti in campo, ancora imbambolati dalle feste. Bianchi sbuffa, ma siamo sempre in testa. Si aggiungono le partite di Coppa Italia. Resisteremo? Dici che è il più bel Napoli della storia. C’è Careca che va. Hai un’intesa perfetta col brasiliano, un’occhiata e schizzate in gol. Speriamo che duri.

Si gioca alla domenica in campionato, al mercoledì per la Coppa. Negli ottavi, il Napoli elimina la Fiorentina di Eriksson con una prodezza: sconfitta azzurra al “San Paolo” e quel tristino di Ramon Diaz sigla il 3-2 per i viola; recupero prodigioso al ritorno, 3-1 per il Napoli, due gol di Carnevale e uno di Renica. Siete ancora vivi, siete ancora forti.

Singolare coincidenza, la Fiorentina è avversario anche in campionato fra i due match di Coppa. E in campionato è un’altra musica al “San Paolo”: toscani debellati con un perentorio 4-0 che cancella il tonfo di Milano. Metti a segno un gol strepitoso, un lungo pallonetto quasi dalla bandierina dell’angolo. La tua stella filante scavalca il portiere Landucci e si deposita in rete. Pibe, a volte, ci fai delirare.

Andiamo verso la fine del girone d’andata. E’ inverno e dal fango di Marassi, che è una risaia sotto la pioggia, cavi un altro “gioiello”. Viaggi o non viaggi, sei sempre tu, pibe de oro. Dunque, Marassi. La partita sta finendo nel buio sullo 0-0. Ma non è finita per te che, per tutta la gara, ti sei dannato inutilmente ad alzare la palla dalla poltiglia del campo genovese. A tre minuti dalla fine, il fulmine demolitore. Respinta corta del difensore doriano Pellegrini, stoppi la palla pesante col petto e al volo sganci il missile sotto la traversa della Samp. Uno a zero, gol fantastico, vittoria strepitosa. Sugli spalti, i tifosi azzurri zuppi d’acqua sventolano questo striscione diretto a tutto il campionato: “Non vi resta che piangere”.

Il girone d’andata è finito, il Napoli è campione d’inverno tre punti avanti al Milan. Ma allora sarà scudetto-bis?

Continua

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2/10/2004