che giorno mortale può allontanare dal tuo capo.
Ti svelerò tutte le astuzie funeste di Circe.
Farà per te una bevanda, getterà nel cibo veleni,
ma neppure così ti potrà stregare: lo impedirà
il benefico farmaco che ti darò, e ti svelerò ogni cosa.”
Così
Hermes consegna ad Odisseo l’antidoto dicendo di metterne un po’ in
tutto quello che gli sarebbe stato offerto da bere, e la ‘dedalea’ Circe, che
trasformava gli uomini in animali facendogli perdere ogni dignità umana, viene
sconfitta dal bulbo nero del ‘moly’.
È lo stesso Hermes che ci descrive l’aspetto della magica pianticella:
“Nero era nella radice ed il fiore simile al latte... gli dei lo chiamano moly
e per gli uomini mortali è duro strapparlo: gli dei però possono tutto”.
Generazioni di botanici si sono sbattezzati per identificarla e un certo
accordo sembra si sia trovato solo di recente: il moly altro
non è che un aglio selvatico, chiamato per l’appunto
Allium moly. Ed ecco allora di nuovo che attraverso il mito si tramanda
una informazione acquisita dall’uomo millenni fa: l’aglio ha proprietà
prodigiose. Vediamo perchè.
La malattia presso gli antichi era considerata il frutto di una
maledizione, conseguenza della magia nera esercitata da un
avversario. Ecco che l’aglio, usato per le sue potenti proprietà curative, si
guadagna ben presto la proprietà di scacciare le fatture e le malìe i cui
effetti erano appunto le malattie che esso guariva. L’aglio è stato così da
sempre associato alla protezione dalle ‘malie’ e dalle fatture e perfino dai
vampiri... chi non ricorda poi il grande Peppino de Filippo che faceva
salmodiare al suo Pappagone la celebre formula: “Aglie e fravaglie, fattura ca
nun quaglia...”?
Resti
di aglio sono stati trovati in caverne abitate dall’uomo 10mila anni fa.
Una tavoletta sumerica del 3.000 a.C. contiene una prescrizione medica in cui
si consiglia l’uso dell’aglio. Gli egizi lo adoravano e gli dettero anche un
alto valore commerciale (con sette chili di aglio si poteva comprare uno
schiavo!). Il Papiro Ebers, il più antico testo di medicina noto, contiene più
di venti rimedi in cui l’aglio era il componente essenziale contro i morsi dei
serpenti, la cefalea, i vermi intestinali, problemi cardiaci, tumori e
disturbi mestruali. Agli schiavi egizi se ne dava una dose giornaliera,
ritenendo che esso potesse prevenire le malattie e dare grande potenza ai
muscoli. Durante la costruzione di una piramide venne a mancare l’aglio, e si
dovette ridurre la razione che i costruttori ricevevano... ne risultò il primo
sciopero della storia.
Gaio Plinio Secondo, noto come ‘Plinio il vecchio’, descrive nella
sua ‘Naturalis Historia’ oltre sessanta ricette con l’aglio contro affezioni
varie, dal raffreddore al verme solitario, dall’epilessia alla sordità e
perfino alla lebbra. In India l’uso dell’aglio per contrastare la lebbra era
noto da migliaia di anni. Quando l’India divenne una colonia, i conquistatori
inglesi dettero ai lebbrosi il nomignolo di ‘peel-garlic’ (sbuccia-aglio), in
quanto essi passavano l’intera giornata seduti in terra a sbucciare spicchi
d’aglio e mangiarli.
Dunque
l’aglio assunse presto il ruolo di medicina dei poveri, degli schiavi e dei
lebbrosi. Attivo contro molte affezioni, veniva chiamato la ‘panacea
dei poveri’ o la ‘teriaca dei contadini’. Chi lo masticava spesso aveva però
un pessimo alito, e quindi avere l’alito che sa di aglio era in passato segno
di appartenenza ad una classe sociale bassa.
a sinistra: La raccolta dell’Aglio, dal Tacuinum Sanitatis (sec XIV)
Solo verso la fine del XIX secolo la scienza ufficiale
incominciò a studiare le proprietà dell’aglio e a dare una base scientifica
alle sue numerose applicazioni mediche antiche di millenni. La attività
antibiotica, antifungina e forse anche la capacità di ridurre i livelli di
colesterolo, sono state dimostrate essere associate ad un componente
dell’aglio noto col nome di Alliina. Questa sostanza, un
amminoacido-solfossido, non è di per se stessa dotata di alcuna attività
farmacologica, ma quando l’aglio viene masticato o schiacciato, essa viene
esposta all’azione dell’enzima Aliinasi che la trasforma in Allicina,
un tiosulfonato, che oltre ad essere dotato di alcune delle proprietà
farmacologiche accennate è anche in parte responsabile del caratteristico
odore dell’aglio.
Altro componente responsabile delle proprietà farmacologiche
dell’aglio è il solfuro di allile, un tioetere,
attivo nella difesa contro i radicali liberi, responsabili dei processi di
invecchiamento delle cellule. Il solfuro di allile, una volta ingerito, viene
lentamente eliminato attraverso l’espirazione, ed è il responsabile del famoso
‘alito agliato’.
Si è accennato all’attività antimicrobica dell’aglio. I
medici militari inglesi, francesi e russi durante il primo conflitto modiale
(1915-1918) usavano il succo d’aglio per prevenire le infezioni delle ferite.
L’Armata Rossa, durante la seconda guerra mondiale, ne fece un uso così largo
che l’aglio prese il nome di ‘penicillina russa’. L’aglio
uccide i batteri della tubercolosi, quelli responsabili delle intossicazioni
alimentari, delle ulcerazioni del cavo orale (afte) e delle infezioni
vescicali (cistiti). È anche attivo contro il batterio responsabile
dell’ulcera gastroduodenale, l’ Helicobacter pylori. Alcuni
studi hanno dimostrato anche una attività antimicotica nei confronti
dell’agente responsabile del ‘piede d’atleta’ e nelle
infezioni vaginali da Candida albicans. L’aglio è anche in grado di
contrastare le infezioni generate dai virus influenzali. E non basta, sembra
che l’aglio abbia anche proprietà immunostimolanti.
L’infuso di aglio è un rimedio tradizionale nelle infezioni delle vie
respiratorie e nella medicina popolare è considerato un vero e proprio
‘antinfluenzale’.
Recentemente l’aglio è stato definito ‘potente almeno quanto
l’aspirina’ nella prevenzione degli attacchi cardiaci. Questa
proprietà è dovuta ad almeno due attività note: la riduzione della pressione
sanguigna, e la riduzione dei livelli di colesterolo. Inoltre è stata
osservata una significativa attività anticoagulante che gli conferisce un
ruolo possibile come coadiuvante nella prevenzione degli emboli. Queste
attività sono da attribuirsi sembra non solo all’allicina ma anche ad un’altra
sostanza presente nell’aglio, l’ajoene
Un’altra proprietà importante e riconosciuta sperimentalmente
all’aglio è la riduzione del tasso glicemico. Aggiungere, se piace, un po’
d’aglio alla dieta non potrà che essere di aiuto ai pazienti diabetici che già
seguono una terapia specialistica con farmaci adeguati.
Se Hermes e tutti gli dei dell’Olimpo ritornassero tra gli
umani sarebbero contenti di vedere che per l’antidoto donato ad Odisseo è
stata recentemente dimostrata anche la capacità di contribuire alla
eliminazione del piombo e di altri metalli pesanti
dall’organismo.
Precauzioni: l’uso di estratti dell’aglio in dosi medicinali
deve essere sempre effettuato sotto il controllo di medici specialistici
(ricordo il servizio di Fitoterapia attivo presso il
Policlinico Le Scotte di Siena) onde evitare l’insorgenza di
interazioni pericolose, soprattutto in quei pazienti che seguono una terapia
anticoagulante. È stato infatti osservato un effetto additivo sulla attività
antiaggregante di farmaci come il warfarin. È utile anche sapere che l’allicina
passa nel latte materno durante l’allattamento, e questo potrebbe provocare
delle piccole coliche al neonato.
E per l’alito ‘agliato’ come si fa? Soprattutto in tempi moderni, in
cui siamo meno abituati ai cattivi odori ed ai miasmi che incontravano per le
città i nostri antenati fino a non troppe generazioni indietro, è
indispensabile trovare un rimedio. Lo si trova facilmente masticando del
prezzemolo, del finocchio o dei semi di cardamomo.
Concludo dicendo che semmai la definizione ‘farmaco portentoso’
si debba applicare ad una pianta, questa deve essere sicuramente il volgare,
popolano e...’puzzolente’ aglio! E speriamo che Circe, forse
colpevole soltanto di essere di una bellezza cosi ‘incantevole’
da far perdere la testa a tutti gli uomini che la vedevano, abbia perdonato
Odisseo se ‘quella sera’ aveva... l’alito pesante.