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Attualita'
Luciano De Crescenzo
Premio Nobel per la letteratura?
di Achille della Ragione
Luciano De Crescenzo Premio Nobel per la letteratura? La notizia della riduzione teatrale di Cos parl Bellavista (fig. 1), con esordio al San Carlo e poi in giro per lItalia per due anni con un calendario gi stabilito, unito al compleanno (90 anni) dellautore, hanno fatto balenare lipotesi di una candidatura di Luciano De Crescenzo (fig. 2), al Premio Nobel per la letteratura, un riconoscimento che lItalia aspetta da tempo, dopo lassegnazione nel 1997 a Dario Fo con la motivazione: Perch, seguendo la tradizione dei giullari medievali, dileggia il potere restituendo la dignit agli oppressi.

Lipotesi ci trova consenzienti e vogliamo collaborare alla sua conoscenza proponendo ai lettori la sua biografia: Un ingegnere filosofo, che fa parte del I tomo del mio libro Quei napoletani da ricordare (fig. 3), consultabile in rete digitando il link:

http://www.guidecampania.com/dellaragione/articolo93/articolo.htm

Un ingegnere filosofo
Luciano De Crescenzo vive da molti anni lontano da Napoli, per rimasto napoletanissimo nel cuore ed alla sua citt natale sono ispirate tutte le sue opere letterarie e cinematografiche, ma soprattutto i suoi pensieri ed i suoi desideri.

Da quando risiede a Roma per motivi di lavoro, egli considera la citt eterna soltanto una periferia della sua amata Partenope, ove corre non appena gli possibile da sua figlia Paola, che si occupa a Napoli di grafica pubblicitaria ed ha disegnato anche la copertina dei suoi ultimi libri.

Il nostro amato concittadino ha il vezzo di nascondersi let, probabilmente perch dimostra molti meno anni di quanti realmente ne abbia. Sfoglieremo inutilmente il suo libro Vita di Luciano De Crescenzo scritta da lui medesimo alla ricerca della sua data di nascita.

In 250 pagine molto fitte sono raccontate decine di aneddoti, di descrizioni, di confidenze, di meditazioni, ma di quel fatidico giorno neanche lombra: un mistero impenetrabile.

Nella parte filosofica del libro, Luciano, con unimmagine di rara poesia, ci confida di sentirsi come un impiegato che ha avuto quattro settimane di ferie e ne ha fatte gi tre e mezzo.

Egli fantastica di stare seduto su di un corridoio di passaggio e di gettare uno sguardo in due camere attigue una sulla destra pi grande piena di ricordi buttati alla rinfusa ed una sulla sinistra avvolta nella penombra. Un grosso orologio che segna implacabile lo scorrere del tempo che trasforma la grandezza delle due camere: la destra che rappresenta il passato diventa sempre pi grande e affollata, la sinistra, il futuro, sempre pi piccola ed ombrata.

Attraverso un televisore magico, giorno dopo giorno, tutta la vita trascorsa pu essere rivista come pure possibile dare una sbirciatina al futuro, ma bisogna stare attenti a non spingersi troppo avanti nel tempo per non imbattersi in una data tremenda, dopo la quale lo schermo non darebbe pi immagini in movimento.

Secondo le nostre indagini anagrafiche egli nasce nella nostra citt nel 1928. Quasi 80 anni, anche se lo spirito ancora quello di un ragazzino birbante.

Ma cominciamo dal principio; Luciano nel 1928, come abbiamo scoperto, nasce a Napoli e va a collocarsi subito in una famiglia numerosa e rumorosa come quelle che andavano di moda una volta, ricca di nonne, zii single, zie zitelle e numerose cameriere, alcune in pianta stabile ed altre che cambiavano continuamente perch sospettate di aver rubacchiato.

Lo zio, di nome Luigi, detto o pallista per le teorie che raccontava di continuo era il preferito tra tutti i parenti (quarantadue tra primo e secondo grado) e le zie Olimpia e Maria che erano state sfortunate con i mariti, per cui erano diventate due zitelle di ritorno.

La madre era nata nella Duchesca nel 1883 ed a quarantanni era ancora zitella; la gente per strada la salutava con rispetto, poi per le mormoravano dietro Nisciuno a vuluta. Lei era gi rassegnata allo zitellaggio, quando grazie allopera di onna Amalia a Purpessa, di mestiere sensale di matrimonio, conobbe il pap di Luciano un uomo dagli occhi azzurri, ma dai capelli tutti bianchi tale da parere nu viecchio.

Il matrimonio combinato tra due persone cos avanti negli anni sembrava destinato soltanto a reciproca compagnia, ma i figli arrivarono lo stesso, prima Clara e dopo cinque anni il sospirato erede maschio: Luciano.

Il padre era una specie di burbero benefico che non aveva in alcuna simpatia le smancerie ed i vezzeggiamenti, severo al pari dei padri dellinizio del secolo.

Egli era proprietario di un negozio di guanti in piazza dei Martiri, ma non possedeva lanimo del commerciante bens dellartista, come era stato il nonno, che il pittore lo aveva fatto sul serio e con ottimi risultati sul piano artistico sotto la guida di De Nittis. Egli era un po preoccupato che avendo superato i 65 anni il figlio ne avesse soltanto 15.

Quando dopo la guerra bisogn cominciare tutto daccapo egli esclam: Il guaio che io sono troppo vecchio per ricominciare e tu troppo giovane per prendere il mio posto; forse avrei dovuto sposarmi prima. E cos dicendo, strinse la mano del figlio, e restarono in silenzio per alcuni minuti.

Il primo incontro con lerotismo avviene allet di 10 anni, quando Luciano frequentava la prima media allUmberto I di via Carducci con il ritrovamento in palestra di un preservativo, tra le urla e le imprecazioni del professore Carosone, insegnante di ginnastica ed amante delle parolacce che per lui, memore delletica fascista erano indice di virilit.

E poi dopo aver appreso la parte meccanica del sesso, il primo amore; anzi i primi, perch Luciano confessa candidamente di aver avuto quattro primi amori uno per et: bambino, adolescente, giovanotto ed infine adulto. E di essere ancora in attesa di quello da vecchio.

Lilly, Gisella, Gilda e Irene le quattro fortunate mortali.
Con Gilda c stato di mezzo anche un matrimonio, durato alcuni anni, una figlia, un annullamento da parte della Sacra Rota ed oggi Luciano e Gilda sono come due vecchi amici, anzi anche qualche cosa di pi.

Vengono poi gli anni difficili della guerra, durante i quali Luciano, con i suoi numerosi parenti e parte delle masserizie familiari, costretto a numerose peregrinazioni alla ricerca di una localit tranquilla ove sfollare ed alla fine la scelta cade su Cassino, ritenuto un posto sicuro, il ventre della vacca, dove come tutti sanno infuriarono numerose battaglie con grande accanimento da parte dei combattenti.

A Cassino la famiglia De Crescenzo si sistem in una villetta, ospite di alcune vecchie signore e visse tra mille peripezie per alcuni mesi, fino a quando i tedeschi requisirono i locali da loro abitati per trasformarli in un ospedale da campo e senza tanti complimenti ne trasferirono gli occupanti in camion verso Roma, allepoca divenuta citt aperta.

Nella capitale la famiglia trov sistemazione presso lHotel Aosta, grazie allinteressamento di un vecchio conoscente, lavvocato Percuoco.

Il nostro Luciano fond con il cugino Geg una piccola societ di compravendita di generi di borsa nera.

Le mercanzie pi vendute erano sigarette comprate a San Lorenzo, caciotte di Frascati, olio e sale di Marino.

Questi piccoli commerci permisero alla famiglia De Crescenzo di andare ad abitare ai Parioli fino al 4 giugno, data fatidica in cui sfilarono per le strade di Roma i soldati americani.

E finalmente giunse il giorno del grande ritorno a Napoli, in una citt in cui profonde ferite erano state inferte dai bombardamenti: via Marina era stata rasa al suolo, i famosi vetri della galleria giacevano a terra in frantumi.

Il bel palazzo dove abitava la famiglia De Crescenzo a Santa Lucia aveva perso tutta la scala di marmo e le ringhiere in ferro battuto, mentre il negozio in piazza dei Martiri era quasi scomparso per lo scoppio di una bomba, che aveva colpito palazzo Partanna ed alcuni guanti col loro marchio erano stati ritrovati nella villa comunale a pi di un chilometro di distanza. La casa di villeggiatura del Vomero era stata requisita dagli inglesi che ancora la occupavano.

Ma poi tutto passa e si ritorn alla vita normale.
Nel 1960, Luciano, grazie alla raccomandazione del cavaliere De Vico, un amico di famiglia, entra nella IBM, dove passer poco meno di venti anni, facendo carriera e giungendo fino alla carriera di marketing manager, cio vicedirettore.

Il lavoro non soddisfaceva lo spirito artistico e ribelle dellingegnere, il quale, covava laspirazione di divenire scrittore ed uomo di spettacolo e non vedeva lora di cambiare attivit e divenire famoso.

Nel periodo in cui De Crescenzo pendolava ancora tra lIBM ed il mondo dello spettacolo, con sporadiche licenze straordinarie che gli costavano ottantamila lire lorde di trattenute dallo stipendio di ingegnere, ebbi modo di conoscerlo nelle vesti di presentatore della trasmissione Il Miliardo, programma prodotto negli studi dellemittente Telenapoli in via Crispi.

A presentarci fu un amico comune, il dott. Lucio Testa, da poco divenuto regista della RAI, grazie alla raccomandazione del padre, allepoca un pezzo grosso della Criminalpol.

Io avevo da pochi mesi partecipato alla trasmissione Rischiatutto di Mike Bongiorno e godevo ancora di una certa popolarit presso il pubblico che, lamico Lucio Testa, di intesa con Luciano De Crescenzo, volevano sfruttare per la loro trasmissione a Telenapoli.

Ricordo un lungo pomeriggio di prove della puntata condotta da De Crescenzo, che era un personaggio molto spontaneo ed affascinante. La trasmissione registrata non and per mai in onda per difficolt economiche dellemittente, ma conservo un ricordo gradevole di quella giornata trascorsa insieme fino alle otto di sera, ora in cui Luciano si accomiat da me e dal regista per terminare la serata con una polacca bellissima, unattricetta che aveva rimorchiato negli studi di Telenapoli e che si riprometteva di passare per le armi; cosa che mi risulta avvenne puntualmente, a prestare fede al racconto che il mio amico Lucio, un arrapato di prima categoria, mi fece il giorno seguente con dovizia di particolari.

Finalmente venne il momento in cui Luciano ebbe il coraggio di lasciare lIBM, tra la meraviglia di tutti i parenti, che lo ritenevano uscito di senno, e di seguire la sua inclinazione naturale verso il cinema, la televisione e lattivit di scrittore.

Del suo passato di ingegnere allIBM gli restarono, oltre alla liquidazione, quattro computer, per ricordo.

Diventa una fabbrica di best-seller, regista, attore. Il primo successo in libreria Cos parl Bellavista, un caleidoscopio di fatti e personaggi napoletani, che in seguito divent un grosso film di cassetta con le sue frasi divenute celebri: Napoli lunica speranza che il mondo abbia di sopravvivere. Per che traffico....

Seguono poi altri libri di successo come Zio cardellino, una Autobiografia, La domenica del villaggio e tutta la serie sulla filosofia greca. Tra i film diretti, oltre ad un doppio Bellavista da ricordare 32 dicembre.

Negli ultimi anni gli esplode lamore per la filosofia, una scienza che oltre ad appassionarlo, contribuisce anche a cambiare il suo modo di vivere.

Luciano attratto dalla filosofia greca, sia perch da quella sono nate tutte le altre, ma principalmente perch in essa vede rappresentato il modo di vivere e di pensare del popolo napoletano.

Nelle regioni meridionali hanno a lungo soggiornato Pitagora e Parmenide ed anche il grande Platone stato nel nostro Sud per ben tre volte ad imparare la filosofia della verit contro quella deteriore delle opinioni.

solo da Napoli e dal Mezzogiorno che pu ricominciare una ripresa culturale italiana. Infatti la nostra citt rappresenta il pi grande serbatoio umanistico del mondo.

Egli rimane colpito da alcuni personaggi singolari come il professor Riganti, un vecchio saggio napoletano incontrato al Circolo Canottieri al Molosiglio, il quale con una serie di pacati ragionamenti lo convince che inutile correre dietro al denaro ed al potere, perch essi non sono in grado di garantire n la felicit, n tantomeno limmortalit, per cui luomo saggio non solo non li persegue, ma non li desidera e si allena a morire, come i santoni indiani che hanno scoperto questo segreto gi alcune migliaia di anni fa.

perci cosa saggia abituarsi allidea della morte per poi sottovalutarne limportanza, come se si trattasse di un semplice sfratto di casa, con un po di nostalgia per ci che si lascia e con un pizzico di curiosit per quello che si andr a conoscere.

Un altro personaggio originale che incoraggia Luciano sulla strada della filosofia globale il professor Barbieri, un signore molto anziano che abita a Napoli nella zona di Piazza Mercato e che pi che un professore di lettere ama considerarsi un educatore globale. Egli insinua nei suoi discepoli un insegnamento sottile quello del dubbio positivo.

Per il prof. Barbieri, un vecchio che a saggezza non sfigura nel confronto con i filosofi greci, il dubbio una divinit discreta che espone con calma le sue idee ed pronta a cambiarle radicalmente non appena qualcuno gli dimostra che sono sbagliate.

Il dubbio rappresentato dal punto interrogativo simbolo del Bene, mentre quello esclamativo simbolo del Male. I sacerdoti del dubbio positivo sono quasi sempre brave persone, tolleranti, disponibili e democratiche, mentre i paladini del punto esclamativo sono individui violenti di cui avere paura.

A questa categoria di individui appartengono le persone pi disparate, dagli integralisti islamici, ai tifosi di calcio, dai brigatisti rossi a quelli neri.

I libri della filosofia greca scritti da De Crescenzo, accolti con la puzza sotto il naso dagli specialisti del settore, invidiosi delle grosse tirature, hanno invece incontrato un grosso successo presso i lettori, attratti dallo stile semplice ed accattivante.

Attraverso la loro lettura ci si accorge che il napoletano figlio e nipote della filosofia greca e degno rappresentante di essa nei tempi moderni, mentre Luciano De Crescenzo con i suoi dubbi e le sue certezze, ne lultimo epigono ed il degno cantore.



12/9/2018
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