Approfondimenti
La tempesta perfetta
sulla città scontenta
di Vittorio Del Tufo (da: il Mattino del 6.03.2018)
Il voto di Napoli racconta, più che altrove, il Paese che cambia. Ne racconta la rabbia e gli sfinimenti, ma anche il disincanto e la voglia matta di asfaltare un'intera classe dirigente, di rispedirla a casa.

Racconta la capacità dei Cinque Stelle di intercettare il voto di protesta ovunque esso si annidi - soprattutto in quei quartieri popolari appannaggio, un'era geologica fa, della sinistra tradizionale - confinando i partiti storici nelle "ridotte" di Chiaia e Posillipo.

Qui, e solo qui, il Pd e il centrodestra mantengono il primato (rispettivamente il Pd a Chiaia e il centrodestra a Posillipo). È un primato che vale poco i termini numerici, che non lenisce la sconfitta, ma dice molto di quanto i due quartieri della borghesia cittadina assomiglino ormai a enclavi assediate, autoreferenziali, sempre piùi solate dal resto della città.

Tutt'intorno, il vento che fa volare in tutto il paese i pentastellati assume da queste parti le dimensioni e il carattere di una tempesta perfetta. Chectravolge ogni forma di intermediazione politica tradizionalmente intesa.

Certo si saldano, nel voto anti-sistema dei napoletani, il ribellismo nei confronti dell'establishment politico tradizionale - lo stesso che aveva messole ali a De Magistris - e il desiderio di inseguire nuovi pifferai, dopo il fallimento delle "rivoluzioni" più volte declamate e promesse.

È un autentico tsunami quello che si è abbattuto sulla terza città d'Italia. Più di un elettore su due ha scelto il movimento di Di Maio (52%); il centrodestra è staccato, con il 22% mentre il centrosinistra frana al 17%.

Colpisce l'affermazione dei Cinque Stelle nei quartieri periferici e popolari: a Barra i grillini toccano il 64 per cento, a Scampia il 62, a Miano e San Giovanni a Teduccio il 61, a Ponticelli e Pianura il 60. Il radicamento del movimento di Luigi Di Maio e Roberto Fico appare inversamente proporzionale rispetto al reddito.

Ma, conl e eccezioni di Chiaia e Posillipo, l'exploit dei Cinque Stelle è trasversale; unisce, in un solo, grande abbraccio il mondo delle professioni e quello delle partite Iva, gli studenti e gli operai,il ceto medio impiegatizio e i disoccupati, i benestanti e quelli che fanno fatica ad arrivare a fine mese.

Ben oltre i numeri, che capovolgono i rapporti di forza, il voto di Napoli fotografa lo scollamento sempre più evidente, e sempre più profondo, tra la società civile e la società politica. Quest'ultima appare abbarbicata sulle proprie rendite di posizione, incapace di esprimere passioni, di trasmettere emozioni e, perché, no, di far sognare, soprattutto le nuove generazioni.

Incapace, va pure aggiunto, di farsi da parte, nella misura in cui le precedenti debacle elettorali avrebbero suggerito. La società civile va altrove, sceglie il voto di rabbia e pertanto decide di premiare i fustigatori della vecchia politica, senza timori per il salto nel buio, anzi compiacendosene.

Un'intera classe dirigente è rottamata, relegata in soffitta. Per i Dem Napoli è una Caporetto. Il Pd, incapace di esprimere una lettura anche minimamente autocritica rispetto ai fallimenti del passato, sembra reggersi ormai solo sulle gambe molli del suo apparato, lontano anni luce dal ventre della città, dal suo sentire comune.

Altri, non Renzi, hanno adoperato il lanciafiamme che il leader del Pd aveva annunciato all'indomani delle ultime disfatte. Un peccato di superbia che gli elettori non hanno perdonato, punendo finanche una personalità come Paolo Siani (sconfitto nell'uninominale) che incarna quella politica "dal basso" invocata un giorno si e l'altro pure proprio dai fustigatori della classe dirigente.

Forza Italia, senza il motore della Lega, a Napoli tiene a fatica le posizioni. Ma politicamente arranca ed è incapace di apparire come un puntello al nuovo corso che avanza.

Dopo aver intonato per anni il mantra del "come sono rivoluzionario io" ils indaco De Magistris deve prendere atto che la rivoluzione gliel'hanno sfilata da sotto il naso i grillini, da sempre abili ad ascoltare la pancia della città e a capitalizzare la protesta, a trasformarla in consenso, drenando voti a destra come a sinistra.

Certo molto di più di quel "Potere al popolo" al quale il sindaco aveva strizzato l'occhio fino a ieri e dal quale ha preso repentinamente le distanze, in uno sforzo di riposizionamento politico finalizzato all'obiettivo di rinsaldare, stavolta con i Cinque Stelle, il fronte anti-De Luca in vista delle prossime Regionali.

Un'apertura assai tardiva e squisitamente tattica; solo che non si capisce perché i Cinque Stelle dovrebbero mostrarsi interessati, dal momento che in alcune zone della città viaggiano ben oltre il 60 per cento.

7/3/2018
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